La Val Susa è dappertutto!

Questo è lo slogan che si è sentito echeggiare nei giorni scorsi per le vie di alcune città, e non abbiamo potuto che condividerlo. Crediamo che una simile affermazione non sia solo uno slogan retorico, ma una verità lapalissiana.

Opporsi alla realizzazione di una linea ferroviaria per un Treno ad Alta Velocità (TAV) in Val Susa equivale, infatti, ad opporsi ad una qualunque delle innumerevoli nocività che il dominio globale, sotto la maschera della democrazia, tende ad imporre in ogni luogo. Sotto questo aspetto moltissime località hanno davvero ben poco da invidiare, stritolate come sono tra distese di campi fotovoltaici ed impianti eolici, centrali energetiche di ogni tipo e discariche, inceneritori e rigassificatori, e tanto altro ancora.
Alla luce di ciò, quella che è in gioco in Val Susa non è solo una guerra dello Stato contro i suoi cittadini di una zona ben determinata – e quando a difendere un cantiere ci sono i militari che tornano dall’Afghanistan, parlare di guerra è assolutamente preciso – ma una vera e propria prova di forza con cui lo Stato, nella forma di qualunque Governo, tende a imporre dall’alto le ragioni dell’economia sulla testa dei propri sudditi che, in quanto sudditi, devono solo accettare di obbedire. Con le buone o con le cattive. Laddove non basti il ricatto occupazionale, interviene il manganello; qualora non siano sufficienti le compensazioni economiche, saranno più chiare le sbarre delle celle.
Questo è il monito che assume carattere generale, questa è la posta in quella valle: la possibilità di interporci in prima persona tra l’imposizione di una nocività – sia essa ambientale, economica, sociale – e la sua realizzazione. Di tutto ciò sono ben consapevoli anche tutti i politici ed i Governi, ed è per questo che non possono accettare di arretrare; sanno benissimo che in gioco non c’è solo la possibilità di praticare una galleria in una montagna, ma l’intera credibilità del sistema della politica. Una vittoria della contestazione potrebbe rinfocolare ovunque l’opposizione a scelte calate dall’alto, e questo aprire scenari che potrebbero essere devastanti per la politica, qualora ci si rendesse conto che essa, e la democrazia che se ne fa portatrice, non è dalla parte della gente, ma esattamente contro. In poche parole, potrebbe aprire squarci di libertà, di quella vera, non quella scritta, morta, che giace nei nomi dei partiti e sulle loro bandiere. E la libertà, una volta assaporata, ha un gusto troppo dolce per tornare a rinunciarvi.
Allargare la lotta contro il TAV ovunque, quindi, al di là degli appuntamenti ufficiali, è interesse primario di tutti coloro che anelino alla libertà, oltre che lotta per sconfiggere le mortifere nocività che, ovunque, il potere vuole imporre contro le nostre vite e nell’interesse esclusivo dei soliti accaparratori e profittatori. Che in Val Susa come altrove, hanno sempre gli stessi volti.

 

[11/03/2012]

 http://www.finimondo.org/node/717

 

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