No Tav – Comunicato solidale da Lecce

COMUNICATO SUI PROVVEDIMENTI DEL 25 GIUGNO

AI RESISTENTI NO TAV ELENA E LUCA

RILANCIAMO LA SOLIDARIETA’ A TUTTI I PRIGIONIERI NO TAV!

RILANCIAMO LA LOTTA!

Il 25 giugno 2012 Elena, una compagna di Bologna, viene messa agli arresti domiciliari con tutte le restrizioni nella provincia di Lecco. Luca, un altro resistente NO TAV di Vaie (TO), viene sottoposto al provvedimento di obbligo di dimora. Per entrambi l’accusa è di aver partecipato il 3 luglio 2011 al corteo NO TAV in Val Susa e di aver commesso, in quell’occasione, atti violenti contro le forze dell’ordine che avevano militarizzato la zona dove, mesi dopo, è sorto il cantiere dell’alta velocità Torino – Lione e dove, fino a pochi giorni prima, c’era la Libera Repubblica della Maddalena.

Ci teniamo a ricordare ciò che accadde in Valle quasi un anno fa, per riportare quei fatti alla mente di chi, pur distante geograficamente, sente l’importanza della lotta che da oltre 20 anni tiene vive quelle montagne. Lotta che non è fatta solo a nome e per mano dei valsusini ma che, da sempre, ha trovato il sostegno concreto di tantissimi solidali. Questa specificità della lotta NO TAV ha portato il 26 gennaio 2012 all’arresto di 26 persone presenti in Valle la scorsa estate. Tre di questi compagni sono tutt’ora in carcere, mentre gli altri sottoposti agli arresti domiciliari e a divieti/obblighi di dimora.

Il 27 giugno 2011 le forze dell’ordine sgomberarono militarmente la “Libera Repubblica della Maddalena”, una porzione di montagna della Valle dove il movimento NO TAV aveva dato vita ad un luogo libero dall’incombenza degli sbirri, una casa, un luogo di incontro e di lotta. Quello sgombero, attuato con modalità freddamente violente trovò una forte opposizione da parte dei presenti e portò al rafforzarsi del movimento, spingendo pochi giorni dopo (il 3 luglio, appunto) migliaia di persone ad arrivare sui sentieri della Valle per assediare i terreni occupati dalle forze dell’ordine.

Non è un mistero che il corteo, diviso in 4 spezzoni, volesse fare pressione sugli usurpatori di una terra teoricamente libera ma di fatto militarizzata. Prima ancora che i manifestanti raggiungessero le reti del cantiere i servi in divisa cominciarono a sparare lacrimogeni al CS ad altezza uomo, provocando numerosi e gravi feriti. Una delle zone più ferocemente difesa manu militari fu quella dell’area archeologica, con la conseguente distruzione di un patrimonio storico oltre che ambientale.

Chi era in quei boschi rispose e attaccò a sua volta nell’ottica di resistere all’usurpazione poliziesca.

Quattro persone furono arrestate e il 6 luglio 2012 comincerà contro di loro e contro altri 42 NO TAV un maxi-processo che proseguirà fino al 21 luglio per portare a termine la prima fase dell’accanimento giudiziario contro il movimento NO TAV. Luca e Elena invece verranno processati separatamente, almeno per ora.

Il procuratore torinese Caselli, artefice di questo mostro giudiziario, freme nel portare avanti le sue istanze liberticide e accelera i tempi giudiziari: il 26 luglio infatti, scadono i termini di custodia cautelare preventiva dei prigionieri NO TAV arrestati a gennaio. Sperando in una conferma delle misure cautelari da parte del G.I.P. Bompieri, Caselli e l’apparato repressore di cui fa le veci, stringono i tempi concentrando le udienze nel tempo record di poche settimane e sfornando magicamente in questo periodo i provvedimenti per Elena e Luca, per dare un chiaro monito a chi ancora continua imperterrito a lottare contro la realizzazione del progetto TAV.

Il tentativo poliziesco e giudiziario di dividere il movimento NO TAV tra buoni e cattivi non ha sortito finora nessun effetto e non ne sortirà. Il processo agli arrestati NO TAV è un processo all’intero movimento, alla molteplicità delle sue pratiche, alla sua determinazione e tenacia.

Siamo NO TAV perché siamo contro la distruzione dei nostri territori per il cieco arricchimento del capitale; perché la lotta ci ha visto uniti non solo quando eravamo tutti in Valle, ma anche quando, tornati nelle nostre città, abbiamo contrastato i meccanismi e i responsabili delle devastazioni dei nostri territori.

A fianco di tutti i prigionieri NO TAV chiusi nelle gabbie dello stato, dei prigionieri agli arresti domiciliari e dei prigionieri sottoposti ad altre misure cautelari.

Rilanciamo una solidarietà attiva continuando ovunque e con ogni mezzo sia la lotta contro la TAV sia l’attacco ad ogni nocività.

LIBERTÀ PER TUTTI/E!

A SARÀ DURA!

Anarchiche e anarchici lecchesi

 

http://informa-azione.info/no_tav_comunicato_solidale_da_lecce

 

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