Riflessioni fra Formale ed Informale

Riflessioni fra Formale ed Informale

 Pur non ritenendo del tutto ingiustificate le critiche espresse nei confronti della Federazione Anarchica sia in merito all’assenza di attività costruttive che tese a voler costruire un’immagine di”anarchismo civile” così come espresse nel documento” Riflessioni scandalose sulle federazioni anarchice formali ed informali in Inghilterra”, critiche che peraltro possono essere estese a buona parte delle Federazioni Anarchiche europee decisamente molto su posizioni difensive che propositive nei confronti degli attacchi portati avanti in questi decenni dal sistema capitalistico neo liberista, tuttavia vorrei proporre alcune mie riflessioni sulle istanze che emergono dalla lettura di questo documento. Molte di esse rivendicano comportmenti che, una volta tradotti nella pratica quotidiana, si esprimono in azioni avanguardistice che, non solo sono ben oltre a quanto è espresso nei movimenti in lotta almeno qui in Italia/ corre un’enorme differenza fra effettuare blocchi stradali e respingere cariche di polizia rispetto all’invio di pacchi bomba/ segno quindi che ancora non sono pronti i tempi, ma anche nei toni di rivendicazione degli stessi assumono toni autoreferenziali più vicini ad aree antagoniste marxiste-leniniste di vecchia memoria che allo spirito anarchico. Ulteriore critica mossa alla Federazione Anarchica è quella di non avere considerato che ci sarebbero state persone che non avrebbero “condannato gli attacchi ai padroni, agli esattori ed alle infrastrutture capitaliste” in quanto troppo prese ad ascrivere il dirigente dell’agenzia come un “lavoratore” offrendogli così un passaporto da oppresso che il suo ruolo all’interno della struttura non ha. Non entro nel merito nè di fare nuove classificazioni di lavoratori, nè nell’altra diatriba se sia da terroristi o meno fare tali azioni. Queste classificazioni appartengono a discussioni che, volenti o meno, entrano in schemi deontologici che, sia nel negarli che nell’accettarli, fanno parte di una società che non condivido ideologicamente. Vorrei però sottoporre ad un’analisi le conseguenze che hanno tali gesti ma soprattutto se essi siano efficaci per il conseguimento di obiettivi. In merito a tale ultimo punto è palese che se l’obiettivo era quello di far si che lo stato si fermasse e riconsiderasse la sua politica estorsiva, lo stesso non è stato raggiunto. Sostituiti infatti gli elementi danneggiati, la macchina ha prosseguito implacabile la sua opera. Se poi l’obiettivo era quello di sollevare l’indignazione popolare, si può tranquillamente affermare che la stessa era già in attoda parecchio. Attacchi fatti in altro modo hanno avuto solo ed esclusivamente come contropartita, non solo un aggravarsi della violenza bruta nei confronti di chi si esponeva in prima persona nelle piazze ma anche una campagna di dis-informazione che lo stato, forte dei suoi mass media da sempre pronti ad addormentare la coscienza della gente, ha iniziato e che continua in grande stile. Tale campagna di criminalizzazione dei movimeti è arrivata a ridicolizzare programmi fattibili cn frasi2siete solo il fronte di un NO che non propone niente” ed a definire comuni cittadini che li portavano avanti”professionisti del caos” solo per la loro costanza di essere presenti a tutti gli avvenimenti nei quali si discuteva del loro futuro e per la loro capacità di aver saputo tessere Reti solidali con altre realtà in lotta dimostrando che ogni singola rivendicazione non è altro che parte di una campagna unitaria di guerra sociale.Ed ecco quindi che l’obiezione sollevata nei confronti della Federazione Anarchica di non avere in conto che non è detto che la “massa di gente terrà una visione omogenea sul cambiamento sociale, sulle cause della miseria e sul modo di liberararsi” può tranquillamente non solo essere contraddetta da quanto la realtà dei movimenti ci ha dimostrato, ma essere spunto di riflessione su qual’è il ruolo dell’anarchico rispetto a tali movimenti. So bene che  a parlare di ruolo gli informali storceranno di parecchio il naso, ma personalmente credo che già nel momento in cui ci si definisce ci si organizza. A questo punto perchè non verificare se una nuova visione possa essere più efficace? Come dimostrato in altre realtà, Messico-Indonesie e per arrivare fino alla Grecia dove anche pennivendoli di regime si  sono accorti che non sono più i soli anarchici a scendere in piazza ma è un intero popolo che si ribella, efficace sarà il ruolo che “fratelli e sorelle indisciplinati” pur conservando la loro splendida e creativa individualità avranno in queste realtà di movimento come virus portatori dell’idea della libertà totale e consapevole. Senza tale confronto con le realtà , ogni atto di poetica ribellione resterà espressione di un individualismo autoglorificantesi e colpevole di far cadere le conseguenze di un gesto anonimo, su chi si espone in prima persona. Appare quindi evidente che, finendo questo diatriba da salotto proposta dallo stato su anarchici buoni ed anarchici cattivi che si ripresenta ogni qual volta viene commessa un’azione e nella quale ci si continua a dilettare per dimostrare di essere intellettualmente più arguti, se non si vuole perdere ancora una volta quel treno che porta alla stazione libertà, occorre esserci di persona.
Saluti di fratellanza

Tullio Florio.

http://www.anarchaos.org/2012/06/riflessioni-fra-formale-ed-informale/

 

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