La guerra d’Israele contro i minori palestinesi: sei condannati dai 5 ai 12 anni di carcere



Qalqiliya – Memo, InfoPal. Hanno tutti tra i 14 e i 16 anni d’età, sono palestinesi e due giorni fa sono stati condannati con due sentenze a pene detentive e pecuniarie dal tribunale militare di Salem (Jenin Ovest).

Arrestati ad aprile di un anno fa, quando avevano meno di 13 anni, il procedimento giudiziario era stato rinviato più volte senza conoscere le motivazioni.

Sono stati condannati a pene detentive: Khaled Abu Haniyah, 12 anni di carcere, ‘Othman ‘Imran, 9 anni, Muhanna Mesha’al, 8 anni, mentre resteranno 5 anni in prigione Saji ‘Imran, Mohammed e Sa’ad Abu Haniyah.

Hussan Shbeita, responsabile del monitoraggio e della comunicazione sulle violazioni israeliane ad ‘Azzun, riferisce che le condanne pecuniarie, pari a circa 1.300 dollari, sono state inflitte alle famiglie dei minori palestinesi condannati, e che dovranno essere pagate entro il 12 agosto, con minaccia di innalzare la pena detentiva di un anno e mezzo per mancato o ritardato pagamento.

Diverse critiche. L’arresto di minori palestinesi da parte dell’esercito israeliano è stato duramente criticato da funzionari palestinesi e da tanti organismi nazionali e internazionali sui Diritti Umani. Tra le conseguenze a tali critiche, il 1° ottobre, Israele ha istituito corti militari minorili, che fanno parte del sistema giudiziario, in cui vengono processati i palestinesi residenti in Cisgiordania.

Una delegazione di avvocati britannici appoggiata dal proprio ministero degli Esteri ha affermato, in un recente rapporto, che i minori palestinesi sono maltrattati dall’esercito in base alla convinzione israeliana secondo cui il bambino palestinese rappresenta un potenziale terrorista.

Volunteers for No Legal Frontiers (Nlf), organizzazione israeliana per i Diritti Umani, ha tenuto a precisare come, lo scorso anno, la corte militare minorile di ‘Ofer abbia condannato minori palestinesi tra i 13 e i 18 anni d’età e che la stragrande maggioranza di questi minori aveva 15 anni.

In un rapporto pubblicato sul proprio sito web, Nlf osserva come la gestione di questi tribunali preveda la suddivisione dei minori palestinesi in tre categorie: bambini con meno di 12 anni, minori tra i 12 e i 14 anni e palestinesi definiti “giovani adulti”, vale a dire coloro che hanno dai 14 anni fino, ma non oltre, i 16 anni d’età. Chi ha più di 16 anni non sarà più considerato un minore e sarà sottoposto al medesimo trattamento di un adulto, sotto ogni aspetto.

Il rapporto descrive gli arresti di minori condotti nella notte, gli interrogatori, i pestaggi, le minacce e le circostanze estreme in cui si viola il loro diritto a incontrare un avvocato.

“In nessun caso la corte ha impugnato provvedimenti sulle accuse ad essa sottoposte”, si legge nel resoconto di Nlf.

Violazioni alla Convenzione Onu. La delegazione di avvocati britannici, guidata dall’ex giudice della Corte suprema, Stephen Sedley, di cui fa parte anche l’ex procuratore generale Lady Scotland, ha riscontrato che “dati di fatto incontestabili” conducono ad almeno 6 violazioni della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e a numerose altre contravvenzioni israeliane alla IV Convenzione di Ginevra.

Nlf sostiene che nel 96% dei casi, alla pena detentiva si impongono cumulativamente delle multe. La pena detentiva viene estesa nel caso in cui l’ammenda non viene pagata entro un dato termine.

Sulla durata delle pene, Nlf osserva “esse rappresentano la prima piuttosto che la scelta fatta in ultima analisi”. In alcuni casi, le corti non detengono la giurisdizione a imporre pene detentive, quindi, “i termini carcerari o le multe vengono imposti per essere sospesi. Se ne fa un utilizzo di natura dissuasiva”.

L’accertamento contenuto nel rapporto di Nlf dimostra come, in numerosi casi tra quelli monitorati “non esiste sufficiente proporzionalità tra la gravità del reato e la punizione e si impongono lunghe pene detentive”. La non proporzionalità risiede anche nell’esteso ricorso a multe o pene carcerarie in maniera interscambiabile.

In base al resoconto in questione, la diffusione del ricorso alla detenzione “lede la presunzione di innocenza, e nella gran parte dei casi, prevede l’imposizione di condanne e pene per mezzo del carcere”.

La delegazione di legali britannici ha riscontrato, inoltre, che il maltrattamento di minori palestinesi da parte israeliana sulla base dell’opinione secondo cui un bambino palestinese rappresenta un potenziale terrorista, conduce a una “spirale di ingiustizia” e costituisce infrazioni alla legislazione internazionale.

Fino a 700 minori palestinesi sono detenuti ogni anno. Il 94% è detenuto nel corso del pre-dibattimento.

 

La guerra d’Israele contro i minori palestinesi: sei condannati dai 5 ai 12 anni di carcere

 

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