en/it – C.C.F. THE END OF THE ISOLATION OF OLGA ECONOMIDOU (Greece)

from: saspf.squat.gr  Translated by Actforfreedomnow/boubourAs

 

“Time becomes ‘eternal’, it is like being frozen while you think – see –
feel but cannot touch – feel it all                                                                                                           
Memory… memory, this yes!
Every minute, every kiss, every name, every city where I was free like a
bird full of energy and dreams, creative and active, drafted in freedom,
an inducer of action and a propagator, I remember all of it and no one and
nothing can steal them from me… ”

Gabriel Pombo Da Silva “Diary of a Delinquent”
Black International Publications (in publication)

After 53 days in isolation and the vengeful attitude, concerning the
carrying out of my disciplinary transfer from Thebes prison to Diavata, on
the 26th of June I was moved to Koridallos prisons for the upcoming trial
of the persecution of the solidarity text of the CCF for the anarchist
steki Nadir.
The regime of isolation, broke not because decisions were made, but
because of the conditions. Besides, every prisoner is a number, every
number is one more paper in the useless piles on top of the desks of
bureaucrats which is easily lost or thoroughly buried.
Two days later it is announced to me that I must be transferred again to
Diavata prisons. A fact that meant a return to isolation.
Thus, on the morning of Friday June 29th and while my ‘escort’ (special
forces, cops, special force for transfers), waited, I clearly stated that
I refuse to follow, I refuse to return, I refuse to participate in their
game. In such or similar cases the tactic followed by the state mechanism
is given. It begins with an attempt to bring down your moral, highlighting
the dead-end of the situation and the futility of your choice, i.e. ‘there
is no other way’ and concludes with the known threats about violent
transfer.
Their methods didn’t work of course, neither did they create even a
millimetre of doubt in my refusal and no intention to conciliate. Besides
the decision which derives from the soul and the clear choices is the one
of non-quitting, of continuation of the rupture with the correctional
system.
After a long delay, magically appeared from the ministry the document for
my transfer to Eleona in Thebes, a fact that meant the cancelation of my
transfer to Diavata and my stay in Koridallos until I was transferred to
Thebes.
Right now I am back in prison where I began this ‘voyage’.
53 days of isolation sound like a lot. When experienced are even tougher,
harder. But the history of prisons hides inside it isolations, abuse and
torturing of anarchist revolutionaries and generally disobedient people
who do not count days but years.
Factual solidarity outside the walls in these cases is what mentally
abolishes every isolation, every torture and continually feeds the
struggle.
All these gestures of solidarity, the gatherings, the letters, and the
arsons violate like unrepentant burglars the web of silence and torch its
interior. From the shots by FAI in Genoa, to the torching of the Microsoft
offices by the Deviant Behaviours – International Revolutionary Front in
Marousi, the hatchet of the anarchist war was never buried…
Always in battle…
Olga Economidou member of the CCF – FAI – IRF
Prisons of Thebes

 

http://actforfree.nostate.net/?p=10400

 

 

CCF – La fine dell’isolamento di Olga Ikonomidou

“Il tempo diventa ‘eterno’, è come essere congelati mentre pensi – vedi – senti ma non puoi toccare-sentire tutto ciò
Ricordi… ricordi, questo sì!
Ogni minuto, ogni bacio, ogni nome, ogni città dove ero libero come un uccello pieno di energia e sogni, creativo ed attivo, immerso nella libertà, un induttore di azione ed un propagatore, ricordo tutto ciò e nessuno e niente può rubarlo da me…”
Gabriel Pombo Da Silva, “Diario di un Delinquente”
Black International Publications (in pubblicazione)

Dopo 53 giorni in isolamento e l’attitudine vendicativa, concernente l’attuazione del mio trasferimento disciplinare dalla prigione di Tebe a quella di Diavata, il 26 giugno sono stata portata alla prigione di Koridallos per l’imminente processo per l’accusa del testo solidale della CCF per lo squat anarchico Nadir.
Il regime di isolamento, rotto non perché sono state prese delle decisioni, ma per le condizioni. Al di là di ciò, ogni prigioniero è un numero, ogni numero è un foglio in più nelle inutili pile sulle scrivanie dei burocrati che viene facilmente perso o completamente sepolto.
Due giorni dopo è stato annunciato per me che sarei dovuta essere trasferita ancora alla prigione di Diavata. Un fatto che significa un ritorno all’isolamento.
Dunque, la mattina di venerdì 29 giugno, e mentre la mia “scorta” (forze speciali, sbirri, forze speciali per i trasferimenti) aspettava, io ho chiaramente dichiarato che mi rifiuto di seguire, mi rifiuto di tornare, mi rifiuto di partecipare al loro gioco. In casi come questi o simili la tattica seguita dal meccanismo dello stato è data. Comincia con un tentativo di abbattere il tuo morale, evidenziando il vicolo cieco della situazione e la futilità della tua scelta, cioè “non c’è un altro modo” e si conclude con le conosciute minacce riguardo un trasferimento violento.
I loro metodi non funzionano naturalmente, né hanno creato nemmeno un millimetro di dubbio nel mio rifiuto e nella mia non-intenzione di conciliare. Inoltre la decisione che deriva dall’anima e le chiare scelte è quella di non smettere, la continuazione della rottura col sistema correzionale.
Dopo un lungo ritardo, è magicamente apparso dal ministero il documento per il mio trasferimento ad Eleona a Tebe, un fatto che significa la cancellazione del mio trasferimento a Diavata ed il mio stare a Koridallos finché non fossi stata trasferita a Tebe.
Proprio ora sono tornata nella prigione dove è iniziato questo “viaggio”.
53 giorni di isolamento sembrano tanti. Quando sperimentati sono addirittura più difficili, duri. Ma la storia delle prigioni nasconde in sé gli isolamenti, gli abusi e le torture di rivoluzionari anarchici ed in generale persone disobbedienti che non contano i giorni ma gli anni.
La solidarietà coi fatti fuori dalle mura in questi casi è ciò che mentalmente abolisce ogni isolamento, ogni tortura ed alimenta continuamente la lotta.
Tutti questi gesti di solidarietà, gli incontri, le lettere e gli incendi violano come scassinatori impenitenti la rete del silenzio ed infiammano il suo interno. Dagli spari della FAI a Genova, all’incendio degli uffici Microsoft dai Comportamenti Deviati – Fronte Rivoluzionario Internazionale a Marousi, l’ascia della guerra anarchica non è stata mai seppellita…
Sempre in battaglia…

Olga Ikonomidou, membro della CCF – FAI – FRI
Prigione di Tebe

 

http://parolearmate.noblogs.org/2012/07/14/ccf-la-fine-dellisolamento-di-olga-ikonomidou/#more-866

 

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