Raoul Vaneigem – Il libro dei piaceri

Parte dell’Introduzione

A forza di snaturare ciò che pareva ancora naturale, la storia della merce tocca il punto dove bisogna deperire con essa, o ricreare una natura, una umanità totali.

Sotto l’inversione dove il morto mangia il vivo, il soprassalto dell’autenticità abbozza una società dove il piacere va da sé. A ogni momento, il mio io si scopre intimamente mescolato ai residui di ciò che l’ha represso e un dialogo appassionato incomincia a sciogliere il nodo per liberare questo impulso sessuale globale, questo soffio vivificante che niente dovrebbe soffocare. Il mio godimento implica Così la fine del lavoro, della costrizione, dello -scambio, dell’intellettualità, del senso di colpa, della volontà di potenza. Non vedo alcuna giustificazione –se non economica- alla sofferenza alla separazione, agli imperativi, ai rimproveri, al potere. Nella mia lotta per l’autonomia, c’e’ la lotta dei proletari contro la loro proletarizzazione crescente, la lotta degli individui contro la dittatura onnipresente della merce. L’irruzione della vita ha aperto la breccia nella vostra civilizzazione di morte. Voi incriminate la mia soggettività? Come vi pare, ma fate attenzione che la vostra non vi batta un giorno o l’altro sulla spalla e vi ricordi la vita che state penosamente perdendo. La mia ingenuità ha sul vostro candore un vantaggio incomparabile, essa trabocca di piacevoli mostri, mentre voi chiamate chiaroveggenza l’ingenuità che vi abitua a vivere da millenni nel disprezzo del godimento. La rinascita degli individui io l’anticipo in me con una gioia che è come l’emanazione della primavera dalla terra. E anche se fossi solo a sentirla, mi resterebbe la piacevole follia d’aver voluto vincere la morte liberando i desideri dal suo ascendente. « 0 mia volontà, tregua di ogni miseria, che sei in me e sopra di me, volontà di vivere che chiamo destino, preservami dalla vittoria e dalle sue disfatte, riservami per insaziabili godimenti».

 

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Green, not Greed

 

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