ALCUNE CONSIDERAZIONI EGOISTE SU LIMITI E PROSPETTIVE DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE ANIMALE.

“Io ascolto la critica perche’ sono avido. Ascolto la critica perche’ sono egoista. Non mi lascerei mai nelle mani di un altro, al suo potere psicologico. L’atteggiamento egoista critic e’ un valore d’uso o non e’ nulla; valore d’uso in riferimento al soggetto che la adopera. Si tratta di non perdere il proprio tempo a criticare qualcuno che non ci interessa. Ogni altro atteggiamento sarebbe un servizio reso ad un ideale, ancora una volta una proiezione morale della propria passion critica, critica scaduta in liturgia della critica.”

Recentemente pare non si possa sfogliare un qualsiasi giornale di critica radical, sia esso italiano o straniero, senza imbattersi in articoli sulla liberazione animale. Questo non dovrebbe che farci piacere tanto siamo convinti che la critica e la costante messa in discussion siano gli strumenti fondamentali per approfondire le analisi e affilare le nostre armi; purtroppo pero’ alcuni aspetti poco entusiasmanti ricorrono comuni e temiamo possano rendere meno efficace, se non sterile, il confronto. In alter parole crediamo che l’obiettivo ultimo di ogni scritto dovrebbe essere la proposizione di nuovi strumenti/strategie/obiettivi e comunque un rafforzamento della lotta antiautoritaria. Ci e’ parso troppo spesso che il confronto tra i sostenitori e i detrattori della lotta di liberazione animale sia diventato una disputa campanile dove ognuno critica la posizione altrui a prescindere senza capire che proprio nell’accettazione e nella pratica ad eventuali critiche costruttive avviene la crescita maggiore. Noi ci sentiamo un po’ tra líncudine ed il Martello in quanto, avendo fatto della lotta di liberazione animale la nostra lotta, ne possiamo vedere i molti limiti o le incomprensioni derive, ma in quanto antiautoritari prima di tutto, non riusciamo neanche a capire alcuni pregiudizi verso la liberazione animale e spesso addirittura la delegittimazione come lotta realmente antiautoritaria e fondante nella causa anti-civilizzatrice e anarchica.

Il nostro piu’ grande desiderio scrivendo questo articolo non e’ certo la difesa di una parte, ne’ tanto meno la presunzione di fornire delle line guida; quello che ci anima e’ la voglia di impostare il dibattito sulla liberazione animale in modo che questo comporti una crescita ed una radicalizzazione dell’intero fronte di lotta. Perdiamo la cattiva abitudine di non accettare le critiche, di essere sempre pronto a puntare il ditto e di abbandonarci alla sclerosi delle nostre idée. Se l’obiettivo e’ la totale liberazione, quello che dobbiamo fare e’ superare i meri conflitti ideologici, per poter tornare a porci la sola domanda importante: come colpire dove piu’ nuoce?

Molti analizzano la liberazione animale a partire dalla sua “origine”. Non possiamo se questo possa essere molto utile nel capire una lotta in gran parte clandestine, diffusa e percio’ in costante mutamento ed evoluzione, ma di sicuro non condividiamo il poter individuare l’origine di una lotta negli scritti di un filosofo. Nella quasi totalita’ delle analisi che ci e’ capitato di legger e’ immancabile una parte dedicate a Peter Singer, il filosofo utilitarista che avendo scritto “Liberazione Animale”, ne e’ considerate il padre. Secondo noi il Massimo merito che gli si puo’ riconoscere e’ quello di essere stat oil primo a fare un’analisi complete ed organic del perche’ alcuni sentano la necessita’ di lottare per la liberazione animale. Ci dispiace che Singer non possegga anche una capacita’ di analisi politica o la tensione antiautoritaria, perche’ la semplicita’ della sua tesi ben si sposta con la nostra dell’egoismo come motore di ogni lotta, anche quella apparentemente cosi’ “altruista” dell’animalismo.

Sfuggono quindi a questi novella storici del movimento, alcuni aspetti important. Il prmo e’ che la base di ogni lotta e’ l’istinto, ogni movimento parte dale  idée o pulsioni di base ed a volte e’ solo nellágire che si affina l’analisi; i filosofi arrivano in un second momento e si limitano ad analizzare i perche’ ed a tentare di spiegare, a volte agli stessi attori della lotta, le motivazioni e le dinamiche che possono poi trasformarsi in un corpus di idée preciso, se non addirittura in una rigida ideologia. Oltre a questo crediamo che nessuno possa essere cosi’ miope da voler negare che storicamente il movimento anarchic spesso ha contato tra le sue file individui che rivendicavano la necessita’ di un’astensione delle istanze antiautoritarie anche per gli altri animali. Certo non sosteniamo che per gli illegalisti francesi la lotta di liberazione animale fosse una priorita’, ma vorremmo sottolineare come anche allora gia’ ci fossero diversi militant vegetariani.

Ad ogni mod ova riconosciuta una fortissimo eterogeneita’ al movimento di liberazione animale ed e’ difficile cercare di farne un’analisi complessiva. Inoltre la realta’ italiana ha delle sue specificita’ legate all’origine principalmente anarchica del movimento rispetto ad alter situazioni nazionali e per finire negli ultimo anni c’e’ stata una frammentazione esponenziale tra nuove champagne e “correnti” di pensiero. Quelle che seguono sono alcune considerazioni su alcuni aspetti che troviamo piu’ urgent affrontare.

LA RICERCA DEL SACRO

Secondo quegli antropologi cari ai primitivisti, la religion non e’ altro che un goffo tentative di compensare il senso di perdita e smarrimento conseguente all’alienazione dal mondo natural. Anche l’ingenuo animism non era altro che l’oppio dei popoli in embrione per una societa’ gia’ contagiata alla sua nascita dalla solitudine ed incompletezza che affligge l’uomo civilizzato nel momento in cui comincia a considerarsi la natura un qualcosa altro da se’. Quanto la religion sia una menzogna limitante ed un balsam posticcio per i nostril dolori, noi antiautoritari continuaiamo a ripeterlo da sempre. Tutto questo concorre quindi a rendere ancor piu’ grande lo sgomento di fronte alla deriva mistica che spesso pare affliggere chi crede nella liberazione animale. Da un’istintiva empatia verso gli altri animali ed da una semplice analisi di quanto l’attuale sistema di dominio si poggi in maniera consistente sul saccheggio delle risorse naturali e sull’abuso nei confronti degli altri animali (oltre che l’uomo), si deraglia sul binario morto di una nuova morale di tipo religioso invece di procedure verso un’analisi ancor piu’ approfondita che ci conduca ad una lotta organic ed efficace verso il dominio civilizzato in quanto tale. Dare un nome a questa deriva potrebbe sembrare piu’ facile di quanto in realta’ non sia; e’ forse il piu’ grande problem ache causa il linguaggio simbolico. Possiamo parlare di biocentrismo, antispecismo, sacralita’ della vita, ma quello che ci interessa non e’ mettere all’indice un termine che magari viene utilizzatyo anche con piu’ di un’interpretazione, quanto individuarne i comuni limiti concettuali al fine di superarli. Liberati dalla zavorra ideological correremo piu’ agili nella note e abbandonare le sterile contrapposizioni potremmo tornare ad agire insieme.

Nel momento che abbandoniamo l’istinto per affidarci al “sacro”, seguendo ciecamente i dettami di un’ideologia che non e’ altro che una religion laica, ci invischieremo in quei viscidi elementi che poi ostacoleranno il nostro agire. Caratteristica fondamentale di ogni idea che si fossilizza diventando ideologia e’ il comparire di dogmi.

Per quanto “la vita e’ sacra” possa apparire un’affermazione innocua ed immune a conseguenze pericolose, e’ proprio il suo assurgere a dictat morale ed essere sintomo di una preoccupante sclerosi. Per un movimento in lotta il confronto costante e’ linfa vitale ed un dogma ne e’ lésatto opposto. Abbiamo bisogno di idée, non di regole; di confronto, non di concetti utili solo a discriminare tra chi e’ puro e chi no. Troppo facilmente gli slogan che dovrebbero essere solo il simbolo, la semplificazione a scopo comunicativo di certe idée, sono diventati le tavole della legge. Rispettare profondamente la vita ed essere partecipi anche del dolore di alter forme di vita non deve necessariamente portare a definirla sacra. Una lotta per la liberazione animale o contro le nicivita’ che aggrediscono la vita nonn ha bisogno del sacro, ma solo la determinazione a lottare. Non considerare “sacra” la vita non puo’ e non dve togliere forza ai nostril colpi ed anzi forse puo’ evitare di farci in future inciampare nello spauracchio della violenza. Se infatti la nostra lotta non prendera’ spunto solo dalla sacralita’ della vita, non dovremmo affannarci a trovare qualche scappatoia morale quando risultera’  evidente che la nostra lotta non puo’ non contemplare anche la violenza contro altri individui che si fanno ingranaggio della macchina di sistruzione, ma che sono comunque soggetti di vita.

Forse piu’ sottile e’ invece lo spostamento insito in queste derive del fulcro della pulsione liberatrice. Qualcuno afferma di lottare “per la vita”, “per la natura” o “per la Madre Terra”. Niente di piu’ falso e foriero di negative conseguenze. Ogni individuo lotta per se stesso e per se stesso solamente. Quest’affermazione ovvia dovrebbe essere immune al biasismo perche’ sincera e lineare. Lottare per qualcos’altro, sia esso la Vita o Madre Natura, puo’solo togliere energia e decisione alla nostra battaglia, infatti dobbiamo essere consci che le nostre scelte potrebbero portarci a pagare anche amare conseguenze, come ad esempio il trovarsi rinchiusi in una prigione, e lágire per qualcos’altro al di fuori di me potrebbe farmi considerare il costro troppo alto. Se invece agiamo solo per noi stessi, per compiere il nostro percorso di liberazione individuale, non ci sara’ prezzo che non valga la pena pagare. Un individuo libero, che ha scelto di agire, rimane tale anche tra le mura di una galera, perche’ sta solo preseguendo il suo percorso che mai si arresta. Sara’ l’analisi e sicuramente un certo tipo di sensibilita’ a farci capire quanto sia importante per poter essere liberi l’abbattimento dell’intero sistema tecnologico-industriale, del dominio della civilizzazione che necessita del costante stupor, e saccheggio della vita. Non si puo’ abbattere la civilizzazione fondando la nostra lotta sulle sue stesse basi ideologiche, e la separazione uomo-natura ne e’ forse la principale. Finche’ parleremo di sacralita’ della vita e continueremo a vedere la natura, gli altri animali e uomini come qualcosa di altro da noi, non andremo da nessuna parte. Rifondiamo la nostra lotta su noi stessi, torniamo a considerare la Natura come il tutto di cui facciamo parte e la nostra lotta individuale diventera’ davvero lotta per la liberazione dell’uomo, della terra e degli animali. La nostra lotta e’ per noi stessi, nient’altro cid a gioia e nulla potra’ dissuaderci o fermarci.

LA RICERCA DEL PURO

Esiste tra alcuni animalisti quell ache possiamo definire un’abitudine malsana, poiche’ non si puo’ considerare una conclusion dettata da una lucida analisi strategic. Questa abitudine piuttosto e’ figlia del riformismo nel quale sono sempre state rinchiuse certe lotte parziali fino a qualche decennio fa, e’ una sorta di rigurgito riformista. Non ci spieghiamo diversamente il fatto che si continui a considerare le scelte individuali come armi con una forte incisivita’ sulla lotta di liberazione animale. Non nutrirsi di animali, di prodotti provenienti dal loro sfruttamento, cosi’ come pure le scelte che operiamo sul mercato, da consumatori (rivendicando peraltro questo ruolo abominevole), decidendo di non acquistare prodotti di aziende particolarmente coinvolte nello sfruttamento animale (quale azienda non lo e’), sono scelte individuali piu’ che legittime e condivisibili, ma che non hanno nessuna influenza sul piano della lotta. Siamo convinti del valore che le scelte individuali hanno per noi stessi e la nostra coerenza e’ una parte fondamentale del nostro percorso, ma non si puo’ pensare che non mangiando carne o latticini e boicottando determinate ditte raggiungeremo l’obiettivo di liberare ogni essere vivente dallo sfruttamento. Questa e’ fantasia mischiata ad una grossa dose di superficialita’! Alla scelta personale va necessariamente affiancata una lotta reale diretta a distruggere il nemico ed a sabotarne gli strumenti. Lésistenza stessa di questa societa’, con le sue leggi di mercato, l’insaziabile fame capitalista, il suo progresso forzato ed il concetto stesso di civilizzazione e’ fondata sullo sfruttamento. Qualsiasi ruolo decideremo di recitarvi, anche quello vagano, del consumatore critic, non incendiera’ da solo il teatro dell’esistente. Considerare una scelta del tutto individuale come il boicottaggio di prodotti contenenti cadaveri di animali come una forma di lotta ci portera’ su questa fangosa strada del riformismo che individual nel boicottaggio la forma di lotta piu’ efficace, se non la  sola strategia accettata e nella democratizzazione della societa’, nel miglioramento del mercato, nell’umanizzazione del capitalism l’obiettivo finale. Noi siamo convinti che non esistera’ liberazione animale fino a quando esistera’ un mercato, un capitalism, o una qualsiasi forma di ordinamento sociale-politico-economico che elevi alcuni al di sopra degli altri replicando cosi’ quell concetto di gerarchia sociale e biologic ache sottomette gli animali non umani all’essere umano. Fino a quando esistera’ la civilta’ tecno-industriale nessun essere vivente potra’ considerarsi libero. Inoltre sperare in una vittoria portata da un allargamento progressive del numero dei vegani o dei consumatori critici, ci pare di un’ingenuita’ totale. Non tiene conto che vorrebbe dire scendere necessariamente in campo sul terreno della comunicazione di massa, terreno d’eccellenza per la moderna dittatura democratic, e qesto ci condannerebbe ad un’evitabile disfatta. In ogni caso, il potere ci lascia spazi di agibilita’ solo fintando che il nostro agire non lo preoccupa, questo ci dovrebbe far riflettere: o non siamo efficacy, oppure il potere passera’ al contrattacco. Non e’ allora preferibile scegliere mezzi piu’ incisive e che ci regalino anche maggiori soddisfazioni e gioia?

LA RICERCA DEL SUCCESSO

La deriva forse piu’ dannosa pero’ e’ il sempre piu’ frequente scadere della lotta di liberazione animale nel riformismo animalista. Questo e’ second noi innanzi tutto un gravissimo errore di metodo. Quando i nostril sforzi non sono piu’ mirati al totale  sovvertimento di quest’esistente domesticato,ma ad un cambiamento, un presunto miglioramento della nostra quotidianita’ di alienazione ed asservimento al sistema tecno-industriale, certo forse il nostro successo sembrera’ piu’ raggiungibile, ma una catena piu’ lunga non rischia di pesare addirittura di piu’ al nostro collo? Il sistema usera’ le concessioni irrivelanti alle nostre istanze per rafforzare la sua imagine ed il suo dominio cultural, cosi’ da rendersi sempre piu’ resistente alle critiche ed agli attacchi di chi lotta  contro il potere. Davvero crediamo che il sistema tecnologico-industriale, che si basa sul saccheggio di ogni risorsa ed di ogni vita, possa diventare piu’ verde”? Che l’avanzata della civilizzazione che ha sempre schiacciato e annientato tutto cio’ che si e’ posto sul suo cammino si faccia piu’ umana”? Che il potere che da sempre controlla, rinchiude, tortura ed elimina chi non si omologa scopra la tolleranza? Se realmente intendiamo la lotta di liberazione animale come lotta ad ogni forma di dominio e sfruttamento, i nostril attacchi dovranno essere rivolti all’intera societa’ tecno-industriale con le sue cancerose propaggini in ogni aspetto dell’esistente. Non c’e’ spazio per il compromesso, vogliamo veder crollare le rocaforti del potere e non vorremmo restare schiacciati mentre perdiamo tempo in inutile “ristrutturazioni e restauri” di queste fatiscenti edifice.

Forse sarebbe utile a questo punto anche chiarire definitivamente che Liberazione Animale e Animalismo sono due ambiti di lotta nettamente distinti. Mentre la liberazione animale parte da una vision d’insieme dell’attuale sistema di dominio e soprattutto non nega l’ovvieta’che non si possa distruggere uno dei fondamenti della civilizzazione senza abbatterla per intero; lánimalismo si limita a sperare che vengano elargiti maggiori diritti agli altri animali. Se anche nel corso di champagne di lotta specifiche puo’ sembrare che l’obiettivo parziale accomuni animalisti e liberatori, le metodologie e le pratiche sono in aperta contrapposizione se si considera l’obiettivo finale. Indubbiamente vicini nella lotta, ma sicuri non sui due lati opposti della barricata?

Chiedere al potere qualcosa vuol dire legittimarlo, reclamare diritti vuol dire sottomettersi ai doveri, distogliere lo sguardo della profondita’ dell’abisso in cui stiamo precipitando non frena la caduta. Se pure stiamo convinti che quello delle champagne possa essere un ottimo strumento, magari solo da affilare ed appuntire ulteriormente, non possiamo non considerare una degenerazione fare raccolte firme promuovendo il concerto di delega e facendo sembrare plausibile una contrattazione con il nemico o negare e misconoscere la necessita’ di un sovvertimento totale dell’esistente preferendo usare lo stesso linguaggio, gli stessi media e la stessa parzialita’ di chi vorremmo vedere annientato, non ci portera’ da nessuna parte.

Un tempo usavamo lo slogan “con ogni mezzo necessario” per rivendicare la nostra scelta dell’azione diretta, la necessita’ di colpire anche con la violenza un nemico che altrimenti  rischia di ucciderci, l’accettazione dei rischi e delle conseguenze del nostro agire. Mezzi che comunque erano la realizzazione in atto delle nostre idée. Oggi con un’ampia manovra di detournement ci viene offerto un evidente esempio di neolingua. “Con ogni mezzo necessario” non ha piu’ il suo significato originario un tempo cosi’ chiaro, ma poggiando sull’ambiguita’ di una possible interpretazione, lo si fa diventare uno strumento di legittimazione di tutte quelle pratiche un tempo osteggiate dal movimento di liberazione animale e da sempre caratteristiche di quell’associazionismo che offer in forma digeribile ed omogeneizzata uno sfogo per le contestazioni fisiologiche ed ora innocue al sistema.

Se davvero crediamo che la civilizzazione si fonda sulla separazione dalla natura, che il sistema tecno-industriale necessita dello sperpero delle vite degli uomini, degli altri animali e della terra e che questa societa’ antropocentrista si basi sulla convinzione che gli altri animali siano mere risorse da sfruttare, a noi quale ruolo rimane se non quello di nemici giurati dell’intero esistente?

Ad un nemico cosi’ tirannico e spietato  quale il nostro, non ha senso elemosinare clemenza, ma con la forza che sapremo esprimere prenderemo le piccolo conquiste parziali e la nostra guerriglia solamente potra’ condurre alla vittoria finale: la distruzione della Macchina e la Liberazione animale, umana e della terra.

AZIONE DIRETTA

Come al solito tante parole, ma le conclusion? Sembrera’ banale e forse scontato, ma ci pare che il solo modo per uscire dal vuoto attuale di sviluppo e crescita, sia ricominciare a confrontarsi e farlo trasformando le parole in azioni. Questa non vuole ora ridursi ad una vuota apologia dell’azione diretta, ma vuole essere un tentative del ricordarci del perche’ l’abbiamo sempre considerate cosi’ efficace. Di sicuro non ci preme esaltare la violenza, ne’ sosteniamo che solo le azioni distruttrici siano una forma legittima di lotta, ma non possiamo non ribadire come second noi l’azione diretta sia piu’ che una forma comunicativa ottimale per la nostra lotta, la realizzazione in atto dei nostril desideri di totale sovversione di quest’esistente civilizzato. Strumenti come le champagne possono essere utilissimi, ma e’ necessario saperli costantemente sottoporre a revision critica. Complici in questo percorso di ricerca e lotta ne troveremo sempre, se solo sapremo smetterla di urlarci contro l’un l’altro, pensando piuttosto a correre al timone e tracciare una nuova lotta. La scelta e’ tra l’inevitabile naufragio o continuare il viaggio verso il nostro orizzonte di liberta’ per l’uomo, la terra ed ogni altro animale.

 

Due umili mozzi sulla nave dei folli

Per copie e contatti:

homoferus@distruzione.org

 

(estratto da Terra Selvaggia n.24 – marzo 2011)

 

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